Facebook Non Può Essere Aggiustato.

Il problema fondamentale di Facebook non è l’influenza esterna, i bot che fanno spam, i troll, oppure i venditori di fama, ma è il core business model stesso dell’azienda, e abbandonare non è un’opzione in questo caso.

Facebook   Mark Zuckerberg ha appena annunciato la sua “sfida personale” dell’anno, sfide che nel passato hanno spaziato dal mangiare solamente carne da lui personalmente uccisa all’imparare il Mandarino.

Quest’anno, la sua sfida personale non lo è poi così tanto come dice il nome. È tutta una questione di business: Ha pianificato di aggiustare Facebook.

Nel suo post breve ma di impatto, Zuckerberg scrive che quando nel 2009 iniziò a crearsi delle sfide personali da superare, Facebook non possedeva ancora un “modello di business sostenibile,” quindi il primo obbiettivo che si pose fu quello di indossare una cravatta tutto l’anno, così come occuparsi di trovare il modello aziendale giusto.

È sicuro come l’oro che egli abbia infine trovato quel modello: inserzioni pubblicitarie trainate dai dati e personalizzate in base all’utente, ma l’ha fatto in molto più di un minuto. Dentro il suo post, Zuckerberg sottolinea come questo suo 2018 si preannuncia sotto diversi punti di vista “molto simile al primo anno della piattaforma”“Facebook ha ancora un sacco di lavoro da svolgere, sia esso proteggere la nostra community dall’odio e dagli abusi, difenderla dall’influenza dei governi, oppure assicurarci che tutto il tempo speso su Facebook sia tempo ben speso…. La mia sfida personale per il 2018 sarà quella di risolvere tutti questi problemi importanti.”

Va ammesso che il post è degno di una tesi di dottorato. Personalmente l’ho letto più e più volte ma ad un certo punto avrei voluto distruggerlo paragrafo per paragrafo. Forse un giorno arriverò a questo, ma prima voglio affermare con enfasi qualcosa che sembra che nessun altro sembra stia facendo notare (almeno non la stampa tradizionale):

Non è possibile riparare Facebook senza sviscerare completamente il suo modello di business basato sulla pubblicità.

E siccome è Wall Street stesso a chiedere a Zuckerberg di tenere i suoi azionisti sopra ogni altra cosa, non esiste alcun modo in cui riuscirà a realizzare il suo obbiettivo.

Detto in un altro modo, Facebook è cresciuto troppo per poter esser ora pilotato da un nuovo, più “sostenibile” modello di business. L’ azienda ha molto probabilmente conseguito profitti per almeno 16 miliardi di dollari nel 2017. Per quanto i numeri siano corretti (gli utili per l’anno escono verso la fine di questo mese), rappresentano almeno il 50% di crescita rispetto all’ anno precedente. In quanto ad azioni, Facebook sta esplodendo in maniera impressionante, il loro prezzo è di circa 36 volte superiore ai guadagni, un ottimo risultato rispetto alla media S&P di circa 25. I dati finanziari di Facebook che vanno dal primo anno al 2016 sono riportati nell’ immagine precedente. Ecco il prezzo delle azioni nel 2017:

Facebook Il titolo viene negoziato oggi a circa $186 e ha iniziato l’anno posizionandosi a circa $120. Come tutti sappiamo, un prezzo di borsa non è altro che la stima degli utili futuri del mercato. Se Zuckerberg decidesse di “sistemare” davvero Facebook, beh, il prezzo delle azioni non potrebbe certo decollare. Il che condurrebbe gli azionisti arrabbiati a citare in giudizio la società, e probabilmente a rivendicare la testa del CEO su di una picca.

Se hai letto “Lost Context”, sei già stato esposto al mio pensiero sul perché l’unico modo per “riparare” Facebook è quello di ripensare completamente il suo modello pubblicitario. È proprio questo modello ad aver creato quasi tutte le “contaminazioni” esterne di cui Zuckerberg tanto si preoccupa: è la grande macchina che guida l’economia degli spammer e le false notizie, è il promotore dell’algoritmo di larga scala che attira l’informazione manipolata dagli stati nazionali concorrenti, ed è anche il motivo per cui la piattaforma è diventata una trappola che causa dipendenza così come la dopamina, in cui il tempo passato spesso non è speso bene.

Per dirla in termini semplici: è tutta colpa dello stupido modello pubblicitario.

Ci piace pensare che i nostri eroi aziendali, Zuckerberg incluso, siano in qualche modo super umani, capaci di comprendere ciò che sarebbe altrimenti incomprensibile ai semplici mortali come noi. Ma Facebook è semplicemente un ecosistema troppo grande perché una persona possa risolverlo. E comunque, le sue mani rimangono di fatto legate. Quindi, quello che sta facendo è quello che le persone (soprattutto gli ingegneri) fanno quando un problema è così grande da non poterci mettere la testa dentro: ovvero segmentare il problema dividendolo in più parti.

Ecco qui i due scenari che potrebbero saltar fuori dal tentativo di Zuckerberg nel 2018:

Facebook

  1. Facebook identifica una serie di tematiche (Abuso e Odio, Interferenza da parte delle Nazioni, Tempo Ben Utilizzato) e organizza dei gruppi di lavoro composti da esperti ed opinionisti del settore. La stampa ne è debitamente colpita, i rappresentanti si accertano che il Congresso venga tenuto in risalto per un po’ e, alla fine, vengono proposte soluzioni ben intenzionate, ma prive di ogni potenziale, che vengono attuate con conseguente scarso effetto. L’erbaccia continua ad arrampicarsi.
  2. Zuckerberg stravolge la sua visione delle cose e si rende conto che l’unico modo per correggere Facebook è quello di effettuare un cambiamento massiccio e sistemico. Egli ordina al suo team di riprogettare l’intera suite di prodotti Facebook basandoli attorno a un nuovo modello aziendale: la sua azienda non verrà più trainata dalla raccolta di dati, ma piuttosto dal grado di felicità che gli utenti dichiarano dopo aver utilizzato il servizio. Questo porta ad un ripensamento massiccio del prodotto e dell’intera piattaforma pubblicitaria, che dopo un lungo dibattito si sposta da un modello basato sull’audience (profondamente diversificato per ogni individuo) ad un modello contestuale (senza vendere i dati delle persone, ma acquistando il contesto in cui quelle persone sono coinvolte). E dato che la maggior parte del panorama di un individuo su Facebook ha a che fare con il coinvolgimento di amici e familiari, beh, l’inventario degli annunci si fa sempre più intenso. Forse (e solo forse) Facebook decide di addebitare una tassa di abbonamento, ad esempio equivalente a $10 a persona all’ anno. Questo da solo potrebbe senza dubbio portare a dei ricavi di 20 miliardi di dollari l’anno, ma…ricordiamoci che, sto descrivendo una pura fantasia.

Cosa pensi che accadrà?

È la stessa domanda che mi pongo anche io. Se Zuckerberg sceglie la seconda opzione, il suo business risulterebbe ridimensionato di decine di miliardi di dollari. Si tratterebbe ancora di un business mastodontico, e probabilmente rappresenterebbe il ponte per ottenere il premio di uomo dell’anno. Ma sarebbe come citarsi da solo in giudizio, cosa che avverrebbe a causa di possibili azionisti sconcertati.

Poi altra questione…, Zuckerberg è uno dei tanti fondatori tecnologici a detenere delle super quote di maggioranza, azioni che gli conferiscono un controllo assoluto sul futuro della sua azienda. La ragione dietro questa impostazione, scelta e “pubblicizzata” dagli stessi fondatori di Google Sergey Brin e Larry Page, è stata quella di assicurarsi che i capricci capitalistici di Wall Street non costringessero in futuro le proprie aziende visionarie a dover fare i conti con la logica corporativistica degli azionisti. (Page e Brin in realtà dicono di essersi ispirati al New York Times).

Zuck stravolgerà la propria visione? Limitiamoci ad affermare questo: Sicuramente potrebbe farlo.

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